Crane song hedd quantum Recensione e analisi

hedd quantum recensione

di Marco Vannucci

La nota casa americana Crane Song è conosciuta per la qualità dei suoi hardware diffusi, utilizzati e diramati negli studi professionali di tutti e cinque i continenti. Alcuni di questi sono diventati ormai degli standard nella gestione di processi specifici come il monitor controller “Avocet”, l’equalizzatore “Ibis” o il compressore pwm “STC-8”.  Guardando alla storia di queste pietre miliari dell’audio processing il progettista Dave Hill lancia ora sul mercato il suo nuovo convertitore analogico digitale & digitale analogico, l’ L’HEDD Quantum. Questo nuovo prodotto si propone infatti per restare un benchmark nel tempo come i suoi predecessori sopra elencati, non solo per la qualità eccelsa di conversione ADC&DAC ma anche per la versatilità sonora proposta dalle emulazioni di diverse tipologie di saturazione disponibili a bordo oltre che alla ampia capacità di distribuzione del segnale clock e alla possibilità di integrarsi in ogni punto del routing analogico o digitale di uno studio professionale.

Hardware

La macchina è grande una rack unity come è consuetudine per gli hardware di questa tipologia. Il pannello superiore è abbondantemente traforato per dissipare il calore prodotto dalle elettroniche. Una volta rimosse le 12 viti che lo tengono in posizione si può dunque sbirciare all’interno.

Il primo oggetto che attira l’attenzione è il relativamente enorme trasformatore di alimentazione toroidale, considerando infatti la tipologia di hardware che asservisce, questo componente è davvero surdimensionato. È infatti capace di erogare 55 volt ampere, è costruito dalla americana MCI Transformer Corporation ed è così grande per garantire un ottima stabilità di alimentazione: condizione basilare per una alta qualità di conversione AD&DA. Gli input e gli output analogici, visibili in alto a destra nella figura, sono bilanciati elettronicamente ed utilizzano IC di prima qualità, rispettivamente gli OPA 1612 di Texas Instruments e gli OP275G di Analog Devices.  Nella parte centrale dell’ unica motherboard  presente all’interno, spiccano chipset AKM per la gestione e la conversione del segnale digitale e dsp a 24bit 100Mhz contornato da memorie flash della SST, utilizzate probabilmente per creare la emulazione di saturazione triodo/pentodo/nastro da sorgente digitale. In basso a destra troviamo  probabilmente la circuiteria di conversione ADC e DAC basata su chipset con processing a 32bit della AKM ma con filtraggio analogico e clocking proprietari della Crane Song. Non sono riuscito a reperire informazioni sul sistema di clocking, presumibilmente per ragioni di brevetto e segreto industriale ma penso che comunque si tratti di una tecnologia basata su un OCXO dato il calore prodotto dall’hardware una volta in temperatura. Montati verticalmente sul pannello frontale notiamo nuovamente componenti elettro-meccanici durevoli e di superiore qualità quali switch rotativi della Gray Hill ed interruttori della NKK.

Pannello frontale

La facciata del Quantum è qualcosa che possiamo definire  come “classica” per le macchine di questo tipo, il cromatismo segue il tipico stile verde acqua e acciaio spazzolato del marchio di appartenenza.

 pannello frontale

A prima vista il pannello sembra ordinato ed ergonomico, con un giusto numero di controlli ed indicatori ben spaziati e facili da azionare. A sinistra notiamo il caratteristico bulbo illuminato di verde presente in tutte le macchine Crane Song che segnala l’avvio dell’apparecchio, sotto di esso lo switch di accensione/spegnimento. Segue verso destra il grande led meter con indicatori separati per L e per R che parte da -50dB e prosegue con una spaziatura tra i valori sempre più progressiva e larga fino ad arrivare allo 0dB e all’indicatore di over. Quest’ultimo è l’unico retroilluminato di rosso, gli altri led sono tutti della stessa tonalità di verde.  Più a destra due interruttori controllano la scelta dell’ingresso digitale e l’azionamento del dsp. Tra loro trova posto il pulsante di reset del peak hold riferito al led meter. Proseguendo la carrellata si nota il primo potenziometro a scatti che stabilisce la frequenza di clocking del convertitore, i valori partono da 44.1Khz per finire a 192Khz passando per 48Khz, 88.2Khz, 96Khz, 176.4Khz e 192Khz. Da qui è inoltre possibile chiedere al Quantum di “loccarsi” sul segnale word clock in ingresso posizionando il selettore su WC.  Passando oltre verso destra ci sono i tre potenziometri continui che gestiscono il livello di saturazione circa le tre tipologie disponibili: triode,pentode e tape. L’ultimo knob a scatti controlla le tipologie di routing del convertitore verso le uscite e gli ingressi analogico digitali e la posizione della saturazione dsp rispetto ad esse. Le 4 modalità “ana”, ”digital”, “ad”, e “da” sono ripetute per tutte e 3 le profondità in bit disponibili: 24bit, 20bit e 16bit. Il pannello posteriore del Quantum è ricco di ingressi e connettori che lasciano presagire la versatilità di questo prezioso e ricercato oggetto.

pannello posteriore

A sinistra gli ingressi e le uscite analogiche con relativo trimmer per regolare la tensione al millesimo di volt. Più a destra troviamo la parte dedicata agli input/output digitali che come dicevo sopra, in questa macchina sono piuttosto numerosi. Troviamo infatti in/out Toslink, SPDIF, AES e ben 6 output ed un input word clock su BNC.

analisi

Le misure elettriche di questo convertitore sono da benchmark del settore, in particolare il progettista tiene a specificare la strettissima misura di jitter error 0,54pS da 1Hz a 100KHz e una ancora più ristretta  se si escludono le altissime frequenze: 0,44pS da 10Hz a 20Khz. Il manuale indica addirittura lo strumento utilizzato per la suddetta misura per un eventuale e più veritiero paragone con elettroniche concorrenti.  Non sono note specifiche quali THD+N, noise floor level o crosstalk. Il massimo livello di input per lo 0dBFS è a +24,5dBu mentre per l’output è di +26dBu; entrambi i valori sono regolabili tramite gli appositi trimmer posti vicino al relativo conettore. Una  delle caratteristiche tecniche più intelligenti di questo convertitore è il numero di uscite word clock su bnc a 75Ω: ben sei! Grazie a queste è possibile utilizzare il precisissimo cristal oscillator dal jitter inferiore a 1pS (un trilionesimo di secondo) per “clokkare” praticamente tutto lo studio. Proprio sulla versatilità e sulla facilità di integrazione infatti il quantum spicca grazie alle diverse tipologie di routing interno che si possono selezionate tramite l’apposita manopola.  Innanzitutto c’è da specificare che la dac o l’adc sono utilizzabili contemporaneamente e a diversi sample rate, caratteristica pressoché unica nel suo genere per gli hardware di questo tipo.  In “ANA” il convertitore AD digitalizza il segnale, lo porta attraverso il dsp e lo invia contemporaneamente verso le uscite analogiche e digitali. In “DIGI” la macchina riceve il segnale digitale, lo processa tramite il dsp e lo invia sia verso le uscite digitali sia verso la DAC. Se il selettore è impostato su “AD” il convertitore funziona come 2 macchine separate, la sezione AD registra il segnale, il dsp lo processa e lo invia verso l’output digitale mentre i digital input ricevono un altro stream digitale e lo convertono in analogico tramite la DAC. Con il “Processing Switch” spostato verso “DA” il Quantum registra l’audio analogico e lo invia verso l’output digitale senza passare dal DSP mentre la DAC riceve il segnale da uno degli ingressi digitali ma lo processa con il DSP prima di convertirlo. L’acronimo HEDD sta per Harmonically Ehnanced Digital Device: un modo per colorare il segnale che attraversa il quantum con emulazioni di apparati analogici simulati digitalmente. Il DSP a 24 bit presente sulla motherboard è in grado di simulare 3 tipologie di saturazione e di sommarle, sempre nel dominio digitale, al segnale in ingresso o in uscita dal Quantum. Le varietà di emulazioni sono “Triode”, la classica saturazione aggiunta dalle circuitazioni valvolari a triodo, “Penthode” come il triodo ma con contributo armonico differente e “Tape”, riproduzione della saturazione del nastro magnetico. Osservando le immagini della sweep su spectrogramma e della fft con un tono ad 1Khz notiamo come “Triode” tenda ad avere la seconda armonica preponderante sulle altre e con la stessa densità su tutto lo spettro.

Triode spectrogram

Penthode spectrogram

Tape spectrogram

Triode FFT

Penthode FFT

Tape FFT

“Penthode” ha la terza armonica maggiormente in evidenza ma tende a concentrarla maggiormente sulla parte delle alte frequenze contrariamente a “Tape”, che invece concentra la incidenza della prima armonica dispari perlopiù sulle basse frequenze. Una particolare nota per il sistema di dithering a 20bit o a 16bit che per ciascuna delle modalità disponibili e generato inconsuetamente in analogico e non in digitale.

in prova

Il convertitore AD/DA è estremamente pulito e rilevatore. A prima vista sembra che sia leggermente “mid forward” ovvero che tenda a portare in avanti la zona centrale del panorama stereofonico. Ascoltando bene invece si capisce che non è così, è solo il connubio tra pulizia e dettaglio che crea letteralmente spazio nel campo tridimensionale, grazie anche alla liquidità e alla chiarezza con le quali vengono riprodotte le micro e le macro dinamiche. La parte laterale del panorama, il side o comunque gli estremi esterni di left e right quindi non rientrano come spesso accade con convertitori di minore qualità. Sembra che tutti i suoni siano più in faccia e che contemporaneamente ci sia in qualche modo  anche una grande profondità di campo . L’ ascolto risultante è perciò pieno di dettagli e piccole sfumature che vengono portate alla luce anche su brani che conoscevo molto bene. Ho notato anche una tendenza ad essere più portato a scoprire maggiormente la zona delle medio alte frequenze portandola poco più avanti rispetto al consueto. Questo però avviene morbidamente  e senza far diventare il suono emesso eccessivamente spigoloso o spiacevole all’ascolto. Ovviamente a patto di usare il quantum come clock master a pilotare tutto il sistema queste prestazioni di accuratezza, dettaglio e tridimensionalità sono garantite. Come tutte le macchine costruite attorno al proprio sistema di clocking il quantum soffre leggermente se a pilotarlo non è il suo oscillatore interno. Il leggero peggioramento in capacità di riproduzione dei dettagli è però appena percettibile,  è verosimile notarlo solo con un dettagliatissimo sistema di ascolto come quello presente in studio. Come accennato sopra il quantum non è solo un convertitore cristallino e qualitativo, è anche un oggetto piuttosto ergonomico e facile da usare che brilla anche per i piccoli dettagli come l’escursione delle viti dedicata al trimmaggio. Questa è inusualmente ampia e garantisce un facile allineamento elettrico anche nel dominio dei centesimi di dB. I diversi generi di routing permettono di integrare il Quantum in un punto qualunque di una catena di lavoro professionale e conseguentemente scegliere se l’azione del DSP debba avvenire sulla conversione DA o in ingresso. È inoltre bene notare che acquistando questo convertitore si diventa in grado di risparmiare la spesa per procurarsi un clock distributor. Con sei uscite bnc e un sapiente clock flow si è in grado di controllare numerose macchine come “Slave”, perfino nei routing più complicati ed estesi metricamente. La versatilità di questo convertitore è ulteriormente aumentata grazie al generatore di diverse tipologie di distorsione armonica integrato. Il dosaggio dei parametri è di generosa escursione, si può variare la colorazione aggiunta partendo da livelli estremamente contenuti ed appena percettibili passando per settaggi più pronunciati ed infine arrivando all’eccessivo se necessario. Ho generato degli esempi audio per esplicare le doti del Quantum sostituendo il suddetto convertitore nel loop ADDA che abitualmente utilizzo per lavorare. I settaggi dei livelli di distorsione “Triode”, “Penthode” e “Tape” sono perciò utilizzati in bassa percentuale e dedicati quindi ad un lavoro di mastering essi sono dimmerati con estrema delicatezza per renderli percettibili e nel contempo migliorativi o comunque tonalizzanti rispetto al brano inalterato. Non bisogna però pensare che i controlli di distorsione siano dedicati solo ed esclusivamente al mastering. Utilizzando rotazioni più generose essi possono diventare adatti anche per un mix bus o per uno stem bus o addirittura usati per caratterizzare singoli strumenti in fase di registrazione o mixaggio.  I sample audio sono quindi una panoramica delle saturazioni disponibili utilizzate sia singolarmente che in combinazione. Nel nome del sample è indicato il livello numerico e quale dei tre controlli è stato utilizzato, il settaggio descritto sul sample corrisponde numericamente a quello della serigrafia. Il convertitore non è stato clippato in nessuno degli esempi in modo da non alterarne il comportamento. Confrontando i cinque file audio con l’esempio di riferimento si può avere un idea di quanta disponibilità dionalizzazione e offerta da questa elettronica.

Conclusioni

L’ HEDD Quantum  diventerà sicuramente un benchmark come gli altri hardware suoi colleghi di marchio, la fama che acquisterà non sarà solo per le sue ottime doti di conversione AD e DA ma anche e sopratutto per la sua enorme flessibilità e versatilità di utilizzo. Sono queste ultime che in campo professionale condizionano la scelta tra una macchina e l’altra e Crane Song in questa elettronica ne ha messe dentro a volontà, sia in ambito di routing e clock distribution, sia in ambito creativo e di colorazione del suono.