Il mastering Audio oggi! Itb o Otb

img-piccola-filippo-gabbriellidi Filippo Gabbrielli

L' evoluzione del mastering

La fase di mastering, quella conclusiva prima della pubblicazione di un prodotto discografico, ma anche di altro genere, non è mai stata così popolare come lo è oggi.
Il mastering nasce per adattare una produzione discografica al supporto che avrebbe dovuto ospitarla per la diffusione al pubblico. Quando i supporti erano ancora solo analogici, i più popolari di essi (il disco in vinile) erano, e sono tutt’oggi, limitati rispetto ad alcune caratteristiche riguardo all’audio che devono ospitare.
Le limitazioni principali si riscontrano nell’area del livello, della frequenza, dell’apertura dell’immagine stereofonica. L’arrivo del CD negli anni 80 spazza via tutta questa schiera di problemi, proponendo un supporto teoricamente “ideale”.

La "guerra del volume"

È con la diffusione del CD che inizia un’epoca grandiosa, ma non priva di conseguenze negative, per la fase di mastering. Infatti, dopo la diffusione del CD, ha inizio la moderna cosiddetta “guerra del volume”, in cui il mastering è protagonista, spingendo il loudness dei prodotti finiti oltre ogni limite immaginabile, creando però effetti collaterali che assai spesso pregiudicano in maniera pesante la qualità del prodotto discografico. La guerra non è ancora terminata, anche se molte autorità nel campo ne stanno auspicando, e anche decretando la fine. La guerra del loudness raggiunge i suoi apici all’inizio del nuovo millennio, quando l’utilizzo di macchinari digitali avanzati e specificamente progettati per il mastering diventa diffuso.

In quegli anni però, l’utilizzo dei computer e dei software è ancora molto limitato; i sistemi Pro Tools si stanno diffondendo e in pratica ogni studio che si rispetti ne possiede uno, ma la parte di processing del segnale audio è ancora affidata per la maggior parte ad hardware esterni, e questo vale in maniera assoluta per il mastering. Non esistono infatti in quel periodo plugin che possano essere impiegati o anche solo considerati adatti ad una fase così delicata e precisa. Tutto è affidato a macchine hardware, analogiche o digitali ed i risultati sono sorprendenti ma non privi di difetti per gli obiettivi che vogliono raggiungere.

Cambia il mixing

Ma l’industria informatica e del software va a velocità infinitamente superiori a quella dell’audio, e nel giro di pochi anni la potenza dei computer aumenta in quantità strabilianti. La prima fase ad esserne pesantemente influenzata è quella del mixing, dove anche personaggi di tutto rispetto nel mondo dell’audio iniziano a pensare che mixare ITB sia molto più comodo, rapido, e non sia poi così qualitativamente inferiore ai risultati che si otterrebbero con grossi mixer e outboard. Oggi il mix ITB è estremamente più diffuso di quello OTB anche per produzioni di alto livello.

I plug-in nel mastering

L’ultima frontiera del software è appunto rappresentata dalla fase di mastering. Negli ultimi anni sempre più “mastering plugins” vengono proposti dai produttori di audio software. E se è ancora molto difficile che un mastering di alto livello venga eseguito solo conl’utilizzo di plugin, è anche vero che quasi nessun mastering prescinde dal loro utilizzo in qualche punto della catena.
I plugin hanno infatti il pregio, rispetto all’hardware, del costo, di poterne aprire svariati, della non necessità di scriverne o memorizzare i parametri, dell’automazione. È abbastanza normale oggi che operazioni di eq chirurgiche vengano effettuate via software, magari con degli eq a fase lineare.
È anche consuetudine che l’ultima fase di limiting, prima della scrittura del master, venga effettuata via software. La diffusione dei plugin, sempre più qualitativi, e dei computer ha aperto recentemente la possibilità anche del mastering ITB, che, a differenza del mix, non è così diffuso a livello di medie e grandi produzioni discografiche. Mentre un mix di ottimo livello può essere infatti effettuato in un ambiente mediamente trattato con ascolti dal costo medio-basso, un mastering di livello non può prescindere da alcuni elementi fondamentali. Questi, a parte l’esperienza e la bravura del fonico che vale anche per la fase di mix, risiedono nella qualità dell’ascolto.

L'importanza dell'ascolto

Ascoltare bene è indispensabile per produrre un buon risultato ma non si può ottenere a basso costo. Speakers con risposta in frequenza adatta alla fase di mastering sono grandi e mediamente abbastanza cari. Senza tenere conto che anche il miglior grande ascolto del mondo non può essere posizionato in un ambiente non adeguatamente trattato, pena un ascolto difettoso.
Tuttavia, la diffusione e la qualità del software oggi, hanno aperto nuove frontiere e possibilità inesistenti solo qualche anno fa. Intanto, è possibile creare un processamento da mastering abbastanza convincente anche usando solo plugins. Non a livelli top, ma sicuramente migliore di quello che si sarebbe potuto ottenere qualche anno fa.

Il "bedroom producer"

Ciò apre due strade: la prima è quella dei “bedroom producer”, categoria molto affollata di persone che usano il computer per creare musica elettronica, molto spesso solo strumentale, molto spesso di genere dance. In questa categoria è abbastanza difficile che ci si rivolga all’esterno per mettere a punto le fasi del proprio prodotto. Così il mastering diventa parte integrante del processo creativo e si mescola al mixing, portando alla realizzazione dell’intero prodotto senza competenze esterne. E i risultati in alcuni casi sono davvero interessanti e competitivi, grazie alla perizia e al talento dei personaggi, ma anche grazie agli strumenti software moderni.

Il “mastering engineer low budget”

La seconda strada è quella dei “mastering engineer low budget”, una categoria di persone che ha competenze nel campo tecnico audio e si rivolge ad una clientela fondamentalmente non particolarmente esperta in quel campo, vedi musicisti che registrano e mixano i propri brani, ma che non hanno le capacità tecniche per poterli “finalizzare”, potendoli così mettere su piattaforme tipo YouTube, SoundCloud, ecc.

In definitiva, quindi, il mondo del mastering ci sta riservando sorprese poco prevedibili un po’ di tempo addietro, e chissà se fra qualche anno potremo liberamente parlare di “mastering ITB”.

di Filippo Gabbrielli

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