MILLENNIA TCL-2 recensione e analisi

MILLENNIA TCL-2

di Marco Vannucci

Millennia Music & Media Systems si è da sempre contraddistinta per la creazione  di prodotti dal suono puro, elegante e dalla grande headroom. Che siano questi  equalizzatori, pre-amplificatori o compressori, le loro note distintive sono la  trasparenza, la dinamica e l’ottima qualità costruttiva. Chi acquista un prodotto Millennia sa di avere tra le mani un oggetto durevole nel tempo sia in termini di invecchiamento elettrico o meccanico sia come concetto di hardware e come stereotipo di topologia elettronica. È questo il caso del TCL-2, un compressore ottico presentato ormai anni fa che nel tempo è diventato un classico, una macchina presente e ancora in perfette condizioni operative in innumerevoli studi, da quelli più professionali a quelli amatoriali. Le sue particolari caratteristiche lo rendono un prodotto vincente per il mastering, per il missaggio o persino durante il tracking.

HARDWARE

Il telaio del TCL-2 occupa 2 rack unity, il pannello superiore è copiosamente asolato per garantire buona ventilazione alle elettroniche. Il pannello frontale è solido e largo, tutte le paratie sono di acciaio, compresi i coperchi superiore ed inferiore, questo fornisce una rigidità e una robustezza della struttura davvero notevole. Osservando le elettroniche interne (Fig. 1)

Le elettroniche

si nota l’ordine e la cura costruttiva con la quale è realizzata questa macchina. La circuiteria è disposta su una pcb principale servita da quattro più piccole montate dietro il pannello frontale. A sinistra, sulla pcb madre (Fig. 2),

Valvole e j-fet

sono visibili le 6 valvole termoioniche, tutte marchiate JJ, si tratta di 4 ecc82 (Fig. 3)

JJ ecc82

e di 2 ecc81 (Fig. 4),

JJ ecc81

esse lavorano in alta tensione su linee di 300V. Si notano anche dei condensatori
da 10µF, probabilmente in polipropilene, di grado “audiophile” e di generose  dimensioni. Sono marchiati “Millennia” e sono visibili in (Fig. 2) a destra, vicino ai connettori xlr di ingresso e uscita. Più a sinistra rispetto alle valvole è possibile osservare i 4 opamp a discreti proprietari Millennia: i componenti interni sono nascosti e da una scatola in resina nera etichettata superiormente come
“FSA-03 Discrete Series Pure Class-A JFET Amplifier”. Nelle immediate vicinanze si notano inoltre 2 vactrol denominati “VTL5C1”,
sono loro gli “agenti” della dinamica, gli apparecchi grazie ai quali avviene la gain reduction. Centralmente ed in bianco, in figura
5(Fig. 5),

L’alimentazione nel suo box

possiamo apprezzare i 2 grandi VU meter della Taiwanese Nissei. Sulla destra invece si nota l’apparato di alimentazione
costituito da un trasformatore toroidale di grandi dimensioni, schermato ed isolato per ridurre i disturbi a sua volta servito da altre
elettroniche di stabilizzazione e smistamento dei voltaggi (Fig. 6).

Particolare dell’alimentazione

L’intera alimentazione è chiusa in una scatola metallica separata
dalle elettroniche, questo accorgimento riduce significativamente il quantitativo di disturbi potenzialmente assimilabile dal resto dei
componenti. Una cura particolare è inoltre dedicata ai cavi delle alimentazioni in argento e teflon, a tutti quelli di segnale che sono
Mogami Neglex in rame ofc ed a tutta la componentistica di contatto su connettori, relais, switch e tube sockets, placcata in oro per la
massima durevolezza ed il minimo rischio di ossidazione.

PANNELLO FRONTALE

Le colorazioni disponibili sono 2 scelte cromatiche classiche Millennia: nero o argento. La macchina in prova è della seconda
tipologia di colorazione, con serigrafie in nero (Fig. 7).

Il pannello frontale

La disposizione dei controlli risulta ordinata e razionale, nonostante le piccole
dimensioni dei knob che gestiscono i parametri del compressore. A far da padrone al primo colpo d’occhio sono i 2 grandi VU meter
disposti centralmente e retroilluminati con la consueta tonalità bianco-calda. I relativi trimmer per la regolazione degli aghi sono
interni al pannello per evitare modifiche accidentali, sono comunque accessibili frontalmente con un piccolo giravite a taglio. Sulla
sinistra e sulla destra, in alto rispetto ai 2 meter notiamo i 4 parametri convenzionali di un compressore: threshold, attack, release e
ratio. I potenziometri anche se di ridotte dimensioni sono contornati con tacche di riferimento e valori numerici per migliorare
l’orientamento dell’utente quando opera su questi settaggi. In basso trovano posto una serie di pulsanti, tutti retroilluminati. In
verde quello che abilita l’azione del compressore sui 2 canali: è importante sottolineare che questo non è un hard wire bypass, il
segnale continuerà a fluire attraverso le elettroniche ma non verrà processato dai vactrol per controllarne la dinamica. In giallo il
pulsante che permette di scegliere cosa visualizzare sui meter: la riduzione della dinamica o il livello di uscita post gain make up. In
rosso infine lo switch che cambia la topologia di input output della intera macchina tra “Pure Class-A Discrete J-FET” e “Pure Class-A Vacuum Tube”. Nella parte destra del pannello è visibile un quarto pulsante sempre retroilluminato in rosso che inserisce lo stereo
link tra i 2 canali. Nella parte bassa del pannello si notano infine 2 potenziometri più grandi rispetto agli altri, anche questi hanno
serigrafia con tacche di riferimento ma i valori numerici sono assenti: si tratta dei 2 gain make up separati per ogni canale. Il
pannello posteriore del TCL-2 (Fig. 8)

Il pannello posteriore

contiene la presa IEC di alimentazione con relativa scelta del voltaggio e i connettori xlr di
ingresso e uscita per ogni canale. Essi sono disposti sulla destra ed hanno il medesimo orientamento dei controlli frontali.

ANALISI

Come altri hardware Millennia, questo compressore è denominato “Twin Topology”. Il termine indica precisamente che all’interno di questa macchina è possibile scegliere 2 differenti topologie da utilizzare nel flusso input-output del segnale audio: una in classe A completamente valvolare, l’altra sempre in classe A ma con operazionali a discreti J-fet dal design proprietario del costruttore. In
entrambi i flussi di segnale sono assenti “ic” opamp. Gli unici opa2604 presenti sulla pcb, per altro “ic” di altissima qualità, asserviscono il sidechain e i 2 VU meter. È importante segnalare l’assenza totale di trasformatori di ingresso, di uscita o di inter stage: valvole e j-fet ricevono, gestiscono e offrono il segnale verso l’uscita senza l’ausilio di questi componenti passivi. Il design del TCL-2 resta bilanciato dall’ingresso fino all’output, i 4 j-fet matched gestiscono l’uno il polo caldo l’altro il polo freddo rispettivamente per entrambi i canali. Gli operazionali FSA-03 sono arrivati alla terza versione di miglioramento e lavorano su rails a 50V per assicurare la migliore gestione della headroom a disposizione. Stessa cosa per le 4 valvole ecc82 probabilmente in configurazione push-pull consentono il management del flusso audio in modalità full balanced. Le 2 ecc81 svolgono probabilmente la funzione di adattamento di impedenza e di livello immediatamente dopo il trattamento dinamico eseguito dai vactrol, prima di inviare l’audio verso le ecc82 di uscita. La cura posta da Millennia per “matchare” tutti questi componenti tra i 2 canali è davvero notevole così come sono ragguardevoli le prestazioni elettriche ottenute da entrambe le configurazioni. Più di 32dBu di massimo livello di uscita e 30dBu di massimo livello di ingresso, risposta in frequenza che parte da meno di 2HZ per arrivare sopra ai 100Khz, 25Kohm di impedenza di ingresso in entrambe le topologie, meno di 5ohm come impedenza di uscita della topologia j-fet e 300ohm
per quella valvolare. La THD+N resta bassissima in entrambi i modi di utilizzo. L’assenza di trasformatori favorisce sicuramente l’estensione della risposta in frequenza ed inoltre contiene la distorsione introdotta ma la capacità di gestire alti livelli di segnale unita alla disponibilità di impedenze di uscita così basse è solo frutto dell’ingegneria Millennia. Questa particolare caratteristica garantisce l’interfacciabilità di questo hardware in ogni situazione ed in assenza totale di problematiche di livello o di impedenze con altri collegamenti. Nello spectrogramma è possibile apprezzare la differenza di arricchimento armonico tra la sezione valvolare e quella j-fet. In figura (Fig. 9)

J-fet sweep spectrogram

una sweep 20hz/20Khz della topologia j-fet, in figura (Fig. 10)

Tube sweep spectrogram

la stessa sweep attraversa la sezione valvolare. E’ ragguardevole l’arricchimento armonico fornito dai tubi, soprattutto la seconda armonica è nettamente più visibile e preponderante rispetto alle altre, il suo livello è dunque più marcato in bassa, medio bassa e media frequenza mentre tende ad attenuarsi in alta e altissima frequenza. Le altre armoniche superiori sono visibili fino alla quinta in questa risoluzione e tendono ad attenuarsi con il salire della frequenza. Nello spectrogramma della sezione j-fet è invece apprezzabile la linearità ed il limitato
contributo di distorsione armonica, sebbene a bassissimo livello, la terza e la quarta sono prevalenti rispetto alle altre e tendono ad attenuarsi con il salire della frequenza. Discorso differente per la seconda armonica che rende più significativa la sua presenza nella zona alta dello spettro. Un ulteriore analisi della percentuale di distorsione armonica introdotta dalle due circuiterie è apprezzabile osservando le figure 11 (Fig. 11)

J-fet 1Khz fft

e 12 (Fig. 12),

Tube 1Khz fft

rispettivamente riguardanti la FFT di una sinusoide da 1Khz della sezione j-fet e della sezione a tubi. Qui si ha una migliore idea della percentuale di armoniche introdotta, marcatamente più spiccata nella seconda analisi spettrale, quella dedicata alle valvole. Nella prima, quella che concerne la sezione j-fet infatti la distorsione introdotta è nell’ordine numerico che definirei infinitesimale. Quando oggigiorno si parla di compressore ottico spesso si intende un compressore gestito da un diodo fotosensibile e da un led oppure da un transistor che riduce la tensione dipendentemente dalla luce emessa da una lampadina. Non è il caso dei vactrol usati in questa macchina, sono dei veri e propri fotoresistori classici pilotati da un bulbo, come nei blasonati e migliori compressori ottici vintage. Questa soluzione assicura una più bassa distorsione durante l’intervento dinamico ed una migliore risposta in frequenza rispetto agli esempi citati sopra. Inoltre il vactrol è posizionato tra la gamba positiva e quella negativa del segnale, probabilmente per una sorta di gestione “in parallelo” della riduzione dinamica che viene “cortocircuitata” direttamente a terra. Ipotizzo quindi che il segnale non attraversi completamente i vactrol ma che solo
l’eccesso di voltaggio venga inviato verso terra per attuare la riduzione dinamica. In questo modo dunque la distorsione introdotta dal fotoresistore sarà ulteriormente minimizzata. La massima soglia di intervento della compressione è fissata a +20dBu, può scendere ad un minimo di -20dBu per un totale di 40dB di escursione. L’attacco varia tra un rapido valore di 2 millisecondi fino ad
arrivare ad più che lento valore di 100 millisecondi. La release si estende tra i 100 e i 3000 millisecondi mentre la ratio tra rapporti di 1,4:1 e 30:1. Per quanto riguarda la ratio non è solo il rapporto di compressione a variare, se si muove il selettore dedicato, anche il knee muta la sua forma che risulta infatti dolce e poco pendente per i primi valori per poi diventare più ripida e regolare nelle ratio
più alte. È inoltre importante osservare che il link tra i 2 canali riguarda solo il sidechain, i controlli di threshold, ratio e quelli temporali rimarranno separati tra il primo e il secondo canale. In questo modo sarà possibile regolare diversamente il canale destro rispetto al canale sinistro, pur condividendo lo stesso sidechain, caratteristica cruciale per alcune tipologie di intervento che
riguardano sopratutto la ricerca della coerenza nell’immagine stereofonica dopo la avvenuta compressione.

IN PROVA

Di fronte al pannello argentato di questo hardware pronto a processare il vostro suono si ha immediatamente l’idea di avere tra le mani una sorta di rifermento nell’audio professionale, un benchmark che ha condizionato il suono delle migliori registrazioni ormai da tre decadi. Millennia è un marchio che nelle teste degli addetti ai lavori ha sempre echeggiato come riferimento di purezza,
preziosità, durevolezza. Questo brand non è mai stato uno di quelli che ha clonato e riprodotto il suono di hardware vintage, di macchine del passato o che comunque abbia preso ispirazione da tali dogmi dell’audio processing. Il vero target della casa madre, a mio avviso, è sempre stato quello di creare un sound moderno, riferito ad un contesto attuale dove flessibilità e ricchezza di variabili
sonore devono essere a disposizione dell’utente che decide di investire il suo budget per l’acquisto di tali attrezzature. La scelta di usare una configurazione interna full balanced, la componentistica elettronica di altissimo livello fin nei minimi dettagli, l’assenza di trasformatori di isolamento, e la disponibilità di 2 circuiterie separate creano molte aspettative circa il suono di questo compressore e il TCL-2 inserito in catena di processo non le disattende affatto. Quando il segnale lo attraversa si ha la percezione di aver dato un’impronta “modern sounding” al vostro audio, sia utilizzando la sezione j-fet dove la parola d’ordine è reattività ai transienti e pulizia assoluta, sia passando attraverso i tubi che non sono da meno dei loro colleghi a stato solido. Anche qui infatti la saturazione risulta avvertibile ma contenuta, lo slew rate di questi triodi non è di certo lento e di vecchio stampo, queste valvole sono sveglissime nella riproduzione dei veloci picchi di segnale, allo stesso tempo donano ricchezza armonica e apertura stereofonica tipica delle macchine a tubi. Il suono quindi si arricchisce attraversando queste ultime, si ingrossa e diventa maggiormente articolato ma questo avviene con grazia ed eleganza senza mai eccedere e cambiare eccessivamente le carte in tavola. Personalmente quando
utilizzo un hardware valvolare, devo sempre far seguire delle correzioni di equalizzazione prima o dopo l’intervento della suddetta macchina. Questo non avviene con il TCL-2, il suo intervento è talmente aggraziato e raffinato che in molti casi non occorrerà nessun’altra azione aggiuntiva. L’assenza di trasformatori non innalza affatto l’impedenza di uscita che resta comunque contenuta sui 300ohm nominali. Accorgimento che rende la sonorità della sezione valvolare ancora più pura ed “elettrica”, non registro attenuazioni sulle alte frequenze ne tantomeno enfatizzazione delle basse dovuta a carichi eccessivi per gli altri hardware che seguono il TCL-2 nel mio flusso di segnale. Questa è forse la particolarità più ricercata di questo compressore, un input-output
valvolare senza trasformatori e senza opamp capace di erogare elevati quantitativi di tensione pur restando nell’ordine dei carichi di impedenza più che accettabili. È bene notare anche che il cambio tra le due topologie elettroniche può avvenire in modo istantaneo e senza aggiungere alcun “click” o “pop” al segnale che stiamo ascoltando. Grazie a questa caratteristica i confronti tra le due circuiterie sono facili e comodissimi, il nostro udito non verrà distratto da nient’altro che dalle differenze di sonorità tra tubi e j-fet. Ho trovato il sistema di link stereo molto smart ed intelligente, la possibilità di variare i controlli indipendentemente sui due canali, può correggere strane corrispondenze della immagine stereofonica risultante, quando il gabbio del sidechain condiviso non fa lavorare i due vactrol in maniera sinergica ed eufonica rispetto all’output che vogliamo ottenere. Il “Sample 1” è la esemplificazione audio di quanto scritto sopra circa il contributo che i tubi riescono a donare al suono. Si tratta infatti solo di un “pass through” nella circuiteria valvolare in classe A, si percepisce l’arricchimento armonico e la raffinatezza timbrica che questa elettronica imprime sul suono. Rispetto a al riferimento il panorama stereofonico sembra più largo e complesso, lo spettro più esteso e ricco di armoniche, il sound generale in qualche modo più vistoso e pieno. Il “Sample 2” ha la stessa impostazione del precedente ma il livello di ingresso e uscita dal TCL-2 è più alto. Le caratteristiche prima descritte diventano più incisive ma lo fanno in una modalità sempre molto musicale e pregevole, allo stesso tempo sono classificabili come vivide e dinamiche. La saturazione aggiunta quindi non impasta i transienti e la micro-dinamica del brano ma tutt'altro, sembra quasi che questi vengano esaltati dalle valvole, come se all’interno dei tubi ci fosse un mini upward expander. Parallelamente si rileva un tale ampliamento dello stage sonoro che sembra sia stata fatta una modifica del livello del side ma vi assicuro che non è cosi. Un utilizzo della sezione valvolare sotto stress è dunque possibile con questa macchina, se avessi avuto questa elettronica a disposizione durante il mastering di questo brano avrei sicuramente scelto il settaggio del “Sample 2” e l’avrei lasciato inserito in catena. Il “Sample 3” è sempre solo un passaggio attraverso la circuiteria, questa volta j-fet, per carpire la sonorità della seconda topologia a disposizione: qui la caratteristiche principali sono la trasparenza sia in risposta in frequenza che in risposta dinamica. L’input/output attraverso i j-fet è molto utile se si vuole imprimere sul suono solo il comportamento dinamico del compressore ottico, senza aggiungere ulteriore timbrica alla musica. È questo il caso del “Sample” 4 dove il vactrol è chiamato in causa ad agire come una sorta di levelling sul brano, l’attacco è il più lento possibile, la release tra le più veloci e la ratio a 2:1. Il risultato è un livellamento generale delle dinamiche che rendono il sound più solido, granitico e meno ballerino. Nel contempo, i transienti non risultano affatto come attenuati grazie all’attacco di 100 millisecondi. Giudico inoltre la release molto veloce per essere un ottico, questa infatti lascia letteralmente vivere le dinamiche più rapide senza quindi restare innescata per troppo tempo rallentando conseguentemente i movimenti più repentini contenuti nel pezzo. Il “Sample 5” ha esattamente le stesse impostazioni del “Sample 4” ma sfrutta la circuiteria valvolare. Le proprietà timbriche della descrizione precedente sono unite ad una apertura stereofonica e ad un guadagno di complessità armonica che stanno benissimo su queste note e con questo trattamento dinamico. Il “Sample 6” è un tentativo di domare i transienti più incalzanti cercando di lasciare il suono il più trasparente possibile. Qui sono utilizzate le costanti più fulminee del compressore, la ratio è a 10:1 e la gain reduction visualizzata sul VU meter è di circa 1dB, se avessimo a disposizione un PPM meter la riduzione dinamica che visualizzeremmo sarebbe nettamente superiore. Forse questo controllo dinamico non è ciò di cui questo brano in particolare ha bisogno ma è importante per dimostrare che all’occorrenza, il TCL-2 può frenare le dinamiche più repentine restando sempre molto musicale in modo tale da quasi mascherare questa azione. Il “Sample 7” è infine un altro modo di lavorare per il vactrol del Millennia: l’ago del VU Meter non è mai lasciato tornare sullo zero, il  compressore resta perciò sempre in azione in modo da dare forma alle dinamiche in maniera ancora più radicale. L’attacco è impostato a 100 millisecondi, la release intorno ai 1500 millisecondi, la ratio è a 2:1 e sul meter l’ago si muove tra i circa -5dB e i circa -3dB di gain reduction. L’ultimo esempio audio descrive dunque un modo più avanzato di funzionamento, la release è quasi a tempo con il brano, l’effetto di controllo sulla dinamica è voluto e gestito alla perfezione dalla macchina che resta aderente alle dinamiche non immediate, quelle che si trovano tra i picchi e la media rms per capirci, nel contempo la recovery contiene le risalite troppo fulminee che risulterebbero artificiali dopo il guadagno con il gain make up. Il tutto è coadiuvato dalla timbrica e dalla apertura dello stage sonoro fornita della sezione valvolare che contribuisce non di poco a rendere queste impostazioni efficaci ed eufoniche.

CONCLUSIONI

Millennia ha in catalogo un hardware presente sul mercato ormai da diversi anni. Non per questo il TCL-2 può essere considerato un progetto sorpassato o un oggetto vetusto riferito solo alla prima decade di questo millennio. Inserendo questa macchina in catena infatti si ha immediatamente la sensazione di udire qualcosa di puro, prezioso e diverso dallo standard al quale siamo abituati (Fig. 13).

TCL-2 in azione nello Spitfire Mastering Studio

Un hardware valvolare ma senza i trasformatori e quindi senza la tipica  colorazione, impedenza, carattere, saturazione che questi oggetti trasmettono al segnale audio, soprattutto se abbinati alla circuiteria a tubi. Ma non  fraintendetemi, il carattere valvolare nel TCL-2 si sente eccome, è “solo” differente, più elegante, educato, meno invasivo. I suoi buffer input output a tubi non sono convenzionali e la diversità si sente. In configurazione bilanciata push pull la sonorità è differente, la colorazione è differente, più dinamica, cristallina e più complessa se mi passate il termine. Anche solo passandoci attraverso il campo stereofonico si allarga immediatamente, per la ricchezza armonica aggiunta ovviamente ma anche per quei millesimi di imperfezione che ci sono tra il buffer i/o di destra e di sinistra. Con i j-fet invece si ha tra le mani un altro tipo di macchina, limpidezza, naturalità e pulizia la fanno da padrone e rendono l’azione sulla dinamica l’unica variabile sulla quale concentrare l’attenzione. Che ci crediate o no il Millennia TCL-2 è a tutti gli effetti due macchine in una.