Bettermaker Mastering Limiter - Recensione

di Marco Vannucci - spitfiremastering.

Bettermaker mastering limiter

Da qualche anno si sono affacciati sul mercato dei nuovi hardware che possono essere definiti come “Analog 2.0”. Macchine con flusso input e output completamente analogico ma con controlli interamente digitali. Questa soluzione ha molteplici benefici che partono dalla facilità di richiamo dei setting passando dalla riduzione dei costi per l’assenza di esosi potenziometri a scatti e finendo sulla semplicità del layout del pannello frontale perchè è ora possibile assegnare ad un solo knob diverse funzionalità. È il caso di Bettermaker Mastering Limiter che oltre agli encoder multi ruolo offre anche un moderno display touch screen multi funzione  il quale, all’occorrenza, può trasformarsi in un eclettico meter in grado di visualizzare svariate informazioni sul monitor a colori. È molto probabile che in un prossimo futuro tutti gli hardware avranno questo tipo di tecnologia e la polacca Bettermaker è stata una azienda pioniera in questo ambito.

Hardware

La macchina è alta 2 rack unity , i pannelli superiore ed inferiore non presentano fori per la ventilazione. L’aria per raffreddare i componenti interni è fornita dalla alettatura sulla base dei pannelli laterali (Fig. 1).

 

Fig. 1 Il Mastering Limiter

Bettermaker mastering limiter

Il pannello frontale ha uno spessore sufficiente a contenere i diversi strati di elettronica tra i quali quello del display touch screen. Quando normalmente si decide di aprire il pannello superiore di un hardware analogico si fa sempre riferimento a grandi aspettative, pensando di trovare all’interno chissà quale ingombrante tecnologia elettronica. Non è il caso delle macchine hardware di nuova concezione e il Bettermaker si allinea perfettamente a questa nuova tendenza. L’interno è infatti semplice e ben organizzato, le nuove topologie non necessitano della complessità elettrica che siamo abituati ad osservare nelle macchine vintage sebbene dimostrino infine grandezze elettriche superiori in termini di schermatura e quindi rumore di fondo, stabilità elettrica e layout dalla più facile e immediata manutenzione. Osservando l’interno in figura (Fig.2)

Fig. 2 Le elettroniche interne

 

notiamo la semplicità della elettronica che qualcuno potrebbe erroneamente definire modesta. Sulla destra spicca il sovradimensionato alimentatore toroidale, schermato e ben distante dalla unica motherboard pcb con saldature smd visibile sulla sinistra. Notiamo anche una stabilizzazione della corrente di alimentazione  a fet con relativo dissipatore sulla parte destra della scheda principale. Su quest’ultima è possibile vedre gli operazionali di input ed output della blasonata That Corporation rispettivamente il T1200 ed il T1646. Il limiter vca utilizzato in questa macchina è della stessa casa produttrice: si tratta del That Corporation T4301. Ci sono altre 5 piccole pcb disposte verticalmente rispetto alla principale collegate direttamente al pannello frontale che operano in sinergia con gli encoder ed il pannello touch screen.

 

Pannello frontale

La facciata del Mastering Limiter è dominata dal largo display lcd a colori con funzionalità touch screen (Fig. 3).

Fig. 3 Il pannello frontale

Quest’ultimo è in grado di gestire tutti i parametri e le impostazioni della macchina. La schermata principale consente di tenere sott’occhio tutte le grandezze più importanti nella gestione del trattamento del segnale (Fig. 4).

Fig. 4 Il display touch screen a colori

Dall’alto a sinistra un led level meter dell’output generale, sotto di esso due led meter più piccoli che si occupano di monitorare la gain reduction del limiter e del clipper separatamente e centralmente in basso un valore “width” in dB che controlla il livello di boost o cut della mid side matrix. Sulla destra del display le informazioni relative al generatore di armoniche odd e even: lo stato di abilitazione on o off, il quantitativo di drive, la frequenza di riferimento e il quantitativo in percentuale della distorsione sommata al programma musicale. Tutta questa sezione può essere visualizzata con maggiore dettaglio accedendo alla “color window” dove gli stessi parametri sono mostrati con una risoluzione più confortevole (Fig. 5).

Fig. 5 La “color window” del display

Il piccolo monitor può anche assumere diverse forme grafiche e modalità di metering. Sono infatti fruibili dall’utente: quattro differenti formati di VU meter vintage dallo zero calibrabile, due  tipologie di fft continua e a barre, un moderno meter peak/rms configurabile su diverse scale ed infine una schermata dedicata alla fase con figura di Lissajous e correlation meter. In tutte queste tipologie di analisi del segnale è fattibile scegliere se visualizzare la risultante del grafico prelevando il segnale dall’input o dall’output dalla macchina. Se l’utente dovesse preferire un approccio più classico o più fisico durante la regolazione dei parametri, nella macchina sono inoltre disponibili 4 potenziometri. Questi non sono dei normali knob ma degli encoder a rotazione infinita. I più grandi a sinistra e destra del display controllano il livello di input/output e la gestione di alcuni preset. I più piccoli “P1” e “P2” sulla destra del pannello possono assumere il controllo di diverse funzionalità a seconda della schermata visualizzata sul display. Sulla sinistra trovano posto il pulsante di accensione e l’hard wire bypass della macchina, entrambi retroilluminati per una facile identificazione del loro stato. Il pannello posteriore (Fig. 6)

Fig. 6 Il pannello posteriore

contiene i connettori xlr di ingresso e uscita, lo switch di selezione del voltaggio di alimentazione con relativa presa tri-polare e un connettore usb type-B per l’interfacciabilità con il computer.

analisi

Questo hardware possiede grandezze elettriche di tutto rispetto grazie alla qualità degli IC e dei componenti utilizzati al suo interno:

THD+N allo 0,04% con un segnale a +4dBu, CMRR di 80dB, Crosstalk inferiore ai -80dB con riferimento ad 1Khz, range dinamico di 115dB e una risposta in frequenza che parte dai 5Hz per salire fino a 30Khz. Il massimo livello di ingresso è a 21,5dBu con una imponente impedenza di 48KΩ che facilmente riceverà qualsiasi segnale in ingresso. Il massimo livello di output è fissato a 23dBu con un impedenza di 50Ω che consentirà una perfetta interfacciabilità con altre connessioni a seguire.  La sezione dinamica mette a disposizione una gain reduction massima di 20dB, un tempo di attacco del limiter impostabile da 0,1ms a 250ms ed una release fissa da 10ms a 1300ms. E’ disponibile anche una program dependent release, un algoritmo che adatta il tempo di rilascio a seconda della

ampiezza momentanea dei transienti contenuti nel programma musicale. Non esiste una regolazione di threshold nè per il limiter tantomeno per il clipper, il punto di intervento sulla dinamica è fisso ed è raggiungibile aumentando il livello di input. All’interno del Mastering Limiter troviamo diversi strumenti per la lavorazione dell’audio: un limiter vca, un clipper ed un generatore di armoniche pari e dispari da sommare al segnale in parallelo secondo una quantità in percentuale. Per capire come sono disposti queste elettroniche nel flusso del segnale che attraversa la macchina basta guardare il diagramma a blocchi descritto nel manuale e visibile in figura (Fig. 7).


Fig. 7 Il signal flow

Bettermaker mastering limiter

Il saturatore parallelo diviso in generatore di armoniche pari e dispari è il primo blocco che il segnale audio incontra nel suo percorso dopo l’adeguamento del livello di input. La saturazione è gestita sdoppiando il segnale dry per poi inviarne una parte alla sezione corrispondente di distorsione. In questa sono presenti un filtro passa banda con valori da 35Hz a 23Khz che permette di decidere quale sarà la sorgente del distorsore e pertanto quale porzione di spettro verrà addizionata di armoniche ed un livello di drive per ciascun generatore che consente di stabilire quanto livello di saturazione verrà prodotto. Il tutto sarà gestito da “Amount”, un livello in percentuale che stabilisce il rapporto tra segnale pulito e segnale distorto. Per osservare il comportamento di questo distorsore parallelo basta guardare la figura (Fig. 8).

Fig. 8 Sweep 20hz-20Khz attraversa il distorsore

Lo spettrogramma descrive una sweep 20Hz/20Khz che ha attraversato la sezione di saturazione senza essere compressa dal limiter o dal clipper utilizzando il “default setting” visibile in figura 5 (Fig.5). Si nota il moltiplicarsi del numero di armoniche e della loro intensità sopratutto in bassa ed in medio alta frequenza. Dopo la regione dedicata alla saturazione, il segnale entra in  una mid-side matrix attivabile dal pannello principale. Quest’ultima ci consente di cambiare il bilanciamento mid-side prima di arrivare nella sezione limiting ed ha una escursione di +/- 8dB. Come abbiamo già specificato, questo limiter ha un punto di Threshold fisso quindi la gain reduction sarà maggiore e direttamente proporzionale al livello di input della macchina. Attenzione però, se ingaggiamo ad esempio il saturatore parallelo, il livello generale del programma audio aumenterà e avremo di conseguenza una maggiore gain reduction. Maggiore sarà il livello di armoniche aggiunte, maggiore  e più deciso sarà l’ intervento dinamico lasciando il livello di input dove si trovava in precedenza. In questo caso per utilizzare il saturatore ed ottenere la stessa gain reduction dovremmo attenuare il livello di ingresso tramite l’apposita regolazione. Proseguendo

il nostro viaggio nel flusso elettrico del Bettermaker, in uscita dal soft clipper, troviamo la seconda matrice mid/side che ricostruisce il segnale stereo e dopo di questa l’hard clipper. Il limiter/clipper di questo hardware ha un funzionamento particolare. Come si nota dallo schema a blocchi del segnale ci sono 3 componenti che gestiscono la dinamica e la riduzione di livello. Limiter e clipper lavorano pertanto in serie, rispettivamente l’uno prima dell’altro. La parte innovativa di questa modalità operativa è che si può gestire la percentuale di intervento sulla gain reduction da parte del limiter o del clipper. Grazie all’ apposito parametro “clippiter” si può scegliere se operare al 100% e quindi solo con il clipper o allo 0%  e di conseguenza solo con il limiter. Tutti i restanti valori intermedi hanno scatti di 1 punto percentuale, di conseguenza risultano molto numerosi. Tutto ciò che non sarà quindi intercettato dal limiter verrà successivamente domato dal clipper esibendo dunque una risposta dinamica notevolmente differente tra i due apparati per il controllo della dinamica. Come accennato in precedenza, è bene considerare che l’interfaccia del Mastering Limiter non è solo hardware. Installando infatti gli appositi software disponibili per Mac o win e collegando alla workstation il cavo usb in dotazione, la macchina potrà essere completamente controllata dal computer tramite un plug in all’interno del proprio software preferito. Richiamando il progetto dove era insertato il plug in di controllo, verrano appunto richiamate tutte le regolazioni utilizzate nella intera macchina, sia se durante la lavorazione si era intervenuti sul plug in sia se le regolazioni erano state effettuate direttamente sull’hardware, tramite encoder o touch screen.

in prova

Il Bettermaker non si presenta come una macchina classica, bisogna innanzitutto capire bene con cosa si ha a che fare ed interiorizzare al meglio la conoscenza del routing interno e tutte le relative regolazioni prima di iniziare a sperimentare. I parametri sono molto più numerosi di una macchina analogica vintage sia come quantità che come range di valori. Persino il gain di input-output lavora a decimali di decibel pertanto si può essere estremamente precisi nella gestione del punto di threshold. La sezione dinamica è poi completamente anti-convenzionale: la sinergia tra limiter e clipper può variare di molto la risposta dinamica risultante, tutto ciò che non viene intercettato dal limiter verrà fermato dall’hard clipper seguendo i valori in percentuale di “clippiter”. Il limiter ha anche delle funzioni di attacco e release regolabili quindi si può scegliere di dare man forte al clipper per prendere i transienti più rapidi oppure si può optare per l’utilizzo di attacchi lenti e lasciare al clipper l’onere di bloccare il resto. Alla luce di queste informazioni si intuisce che la quantità di output ottenibili è davvero molteplice. Questo è a mio avviso il punto di forza di questo hardware, non è solo un semplice limiter, è uno strumento in grado di cambiare anche di molto le caratteristiche dinamiche del programma musicale che lo attraversa. A tutto questo bisogna aggiungere la sezione di distorsione, un’altro e differente modo per colorare e modificare quanto verrà poi successivamente limitato in dinamica. Questa parte può assumere comportamenti delicati ed estremamente controllabili, perfetti in una sessione di mastering, oppure trasformarsi ed intervenire in maniera più incisiva,  rendendosi più adatta alla lavorazione di singole tracce strumentali e vocali o stem e gruppi di strumenti. Dosando il valore in percentuale di somma della distorsione al segnale originale e scegliendo la parte di frequenza interessata, si riesce ad esempio ad ingrossare le basse frequenze o schiarire lo spettro sulle alte con rapidità ed in maniera musicale; anche mancanze in presenza nella parte media o medio alta sono recuperabili con eleganza e facilità. Gli esempi audio sono una breve carrellata delle diverse modalità operative di questo limiter. Nel “Sample 1” si è cercato prettamente la loudness utilizzando al 100% la sezione di hard clipping. Si può notare come in questo caso i transienti non vengano eccessivamente schiacciati pur guadagnando oltre 6dB di volume generale. Quì il Bettermaker si comporta in maniera similare al classico converter clipping che spesso si utilizza in una sessione di mastering per aggiungere loudness al programma audio. Per ottimizzare questo esempio è stata utilizzata anche la mid-side matrix pre-limiter in modo da compensare il cambiamento di proporzioni tra parte centrale e side dopo il guadagno in loudness. Il “Sample 2” ci dà un’idea delle potenzialità della sezione riguardante la colorazione armonica. Per questo sample è stato utilizzato il setting di fabbrica ed è agilmente riconoscibile il suo intervento: sia la parte bassa che quella medio alta hanno guadagnato di presenza e spinta, la parte bassa è ingrossata percettibilmente ma senza lasciare che questa diventi qualcosa di melmoso e poco intelligibile; la zona medio alta acquisisce densità rendendo voce e strumenti più brillanti e chiari e compensa perfettamente l’ingrossamento in bassa frequenza. È possibile inoltre notare che questi interventi non lavorano come un classico equalizzatore che guadagna banalmente gain in quelle zone di spettro, si tratta invece di un processo parallelo quindi meno invasivo e più controllabile. Grazie al dosaggio micrometrico delle armoniche create e ai nutriti valori in percentuale di risomma sono realizzabili anche dei leggerissimi “processi fantasma” difficilmente individuabili mentre si lavora con le mani sui potenziometri ma facilmente riconoscibili quando si preme il bypass della sezione, si avrà come l’impressione che il brano si spenga di colpo. Il “Sample 3” esplica un’altra modalità operativa di questo outboard e cioè quella di operare come bus compressor, la percentuale di clippiter è allo 0% quindi tutta in favore del limiter.  Per questo esempio non è stata ricercata loudness o densità di volume, utilizzando un attacco molto lento ed una release breve, si ricerca un particolare comportamento dinamico che risulti infine eufonico in questo specifico brano. Ebbene l’eclettico vca della That Corporation riesce a cavarsela egregiamente in questa azione, i transienti non vengono schiacciati ma addomesticati con morbidezza, tanto da risultare ancora presenti e veloci, la veloce release a tempo con il brano cavalca l’andamento dinamico con trasparenza pur contenendo ciò che vorrebbe scappare fuori ed uscire dal contesto di controllo. Il risultato è un audio più fermo, più preciso e in qualche maniera meno scomposto, sicuramente uno dei modi nel quale questo mix potrebbe suonare. Anche nel sample 3 la mid side matrix ha lavorato per recuperare lo scompenso nel bilanciamento mid-side. Il sample 4 è un tentativo di emulare ciò che accadrebbe in un bus compressor vintage con la saturazione di trasformatori e valvole termoioniche aggiunta al controllo dinamico. I setting della sezione dinamica sono pressoché gli stessi dell’esempio precedente ma questa volta è stata aggiunta anche una parte di saturazione che, come si nota nella figura (Fig. 7), precede il limiter. Il file risultante è qualcosa di meno aggraziato rispetto all’antecedente, è percettibile la fatica del vca che contiene le dinamiche dopo la saturazione, sopratutto in bassa frequenza. Come spesso sento dire in gergo però: “funziona”! Quella sfrontatezza creata dall’azione di saturazione e successivamente compressione crea qualcosa nel brano che lo rende in qualche modo più aggressivo e impattante, in fin dei conti più giusto per il genere. In questo hardware è inoltre plausibile pensare di scegliere il modo con il quale si vuole agire sui parametri: sui knobs, sul touch screen o sul plug in. Ognuno troverà più confortevole muovere le impostazioni regolando uno di questi tre ma ciò che rende questa macchina meravigliosa è che tutto verrà memorizzato sul progetto della vostra DAW preferita. Tutte le regolazioni verranno quindi registrate sul plug in facilmente installabile e scaricabile gratuitamente sul sito internet della casa madre.

Conclusioni

Il Bettermaker Mastering Limiter si distacca di molto dal concetto di limiter analogico così come siamo abituati a pensarlo. Si tratta di una macchina molto più complessa con molti più parametri e regolazioni a disposizione. Sfoggia una versatilità che pochi altri hardware possono offrire. A patto di conoscere ciò che si sta facendo può diventare un oggetto che non ha nulla a che fare con un classico limiter ma che può tramutarsi in un bus compressor o in un saturatore parallelo ad esempio. Oltre a tutto questo possiamo asserire che finalmente ci troviamo davanti ad un hardware del XXI secolo, niente più costosi e delicati potenziometri a scatti ma touch screen, encoder ed interfaccia usb. Dopo averlo utilizzato e pensando al tempo che impiego ogni volta per richiamare una sessione analogica auspico che tutti gli hardware dedicati alla musica possano diventare come questo, recall semplice ed immediato perchè direttamente memorizzato nella workstation. Super!