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  • Gli speakers tre vie più economici del mercato – Kali Audio IN-8

    Lavorare per una azienda di audio professionale permette di avere sotto mano una grande quantità di prodotti inerenti a questo mondo. Da circa un mese nel nostro showroom sono comparse una coppia di Kali Audio IN-8.

    Devo ammettere, inizialmente ero decisamente titubante, non avevo mai visto una coppia di speakers attivi a tre vie con un costo del genere… Diciamolo subito, la coppia di speakers ha un costo di circa €800 la coppia Iva inclusa. Un prezzo con il quale solitamente non si acquista nemmeno un singolo speaker 3 vie.

    Ma partiamo con ordine, gli speakers si presentato subito bene, la finitura è realizzata abbastanza bene e il packaging è ben realizzato. Nella confezione oltre al cavo di alimentazione Schuko – VDE (IEC) è presente il manuale d’istruzioni.

     

    La prima cosa che salta all’occhio, oltre al grande woofer da 8 pollici, è la grande porta reflex situata sotto il woofer. La parte “alta” dello spettro viene riprodotta da un driver coassiale che comprende medio e tweeter, in questo modo la coerenza di fase dovrebbe essere pressoché perfetta!

    Parlando di specifiche tecniche, lo speaker (attivo) è triamplificato, 60W sono dedicati al driver da 8 pollici per le basse frequenze, mentre 40w a driver vengono erogati a medio e tweeter.

    La risposta in frequenza fornita è di 45 Hz – 21 kHz  (±3 dB) e 37 Hz – 25 kHz (-10 dB) mentre i crossover sono posizionati a 330 Hz tra il medio e woofer delle basse frequenze ed a 3000 Hz tra il medio e il tweeter. La triamplificazione fornisce una “potenza” non indifferente a queste Kali Audio IN-8, raggiungendo un picco di 114 dB Spl.

     

    Dopo un pò di ascolto, e dopo averle comparate con altri speakers (tutti sicuramente decisamente più costosi) credo di averle capite. Quello che vince, è sicuramente il rapporto qualità/prezzo! Questi speaker per quello che costano suonano divinamente, è ovvio che affiancandole, ad esempio, ad una coppia di Neumann KH310 non reggono il confronto. La differenza sostanziale, se prendiamo ad esempio lo speaker di prima, è nella gamma di medie frequenze (la più importante e percepibile), oltre che negli estremi di banda. Ma prese da sole, utilizzate in un home studio o nella propria cameretta, fanno sicuramente il loro lavoro egregiamente!

    Kali Audio IN-8 sono speakers che consiglio a produttori, con questo costo esiguo, la risposta in frequenta estesa e la possibilità di raggiungere pressioni elevate, il loro posto perfetto è in mezzo ad un mare di sintetizzatori. Magari (in base anche alla conformazione dello studio e dalle dimensioni) non si sentirà la necessità di aggiungere un subwoofer, di tanto difficile posizionamento e allineamento. Sinceramente (opinione mia personale) non le vedo esageratamente adatte ne per la fase di mix tantomeno per quella di mastering!

    Le Kali Audio IN-8 sono distribuite in Italia da Mogar Music S.P.A

    L'articolo è stato scritto dal nostro Michele Vila "the kid" e lo puoi trovare anche sul suo sito.

  • MAAG AUDIO EQ4M recensione e analisi

    eq4m-maag-audio-recensione

     

    MAAG AUDIO EQ4M

    di Marco Vannucci

    Cliff Maag, ceo e fondatore della Maag Audio è un brillante progettista e audio engineer. Dopo una lunga esperienza con la NTI decide di creare la sua azienda nel 2009. I suoi prodotti sono tutti incentrati sulla empatia e sulla facilità di utilizzo da parte dei sound engineers, l’immediatezza della resa sonica è ciò che maggiormente contraddistingue la sua linea di hardware. Proprio perché egli stesso si è trovato dietro i comandi di macchine per la lavorazione della musica, Mr. Maag è in grado di intuire cosa cerca un tecnico quando sta utilizzando un equalizzatore. Esistono altri pochi casi dove un fonico progetta e vende apparecchi per il trattamento della musica, questi sono quelli in grado di offrire delle vere e proprie macchine dei miracoli, facili da usare, preziose, e in questo caso cost effective. L’EQ4M è l’erede dello NTI EQ3, equalizzatore conosciuto e utilizzato nei migliori studi negli anni ’90, molte delle “hit” di quell’epoca sono passate attraverso le sue elettroniche, l’EQ3 fu il primo ad introdurre la “air band”. Maag ha proiettato nel futuro la sua versione attuale migliorando la resa dei filtri e la gestione della sua banda “Maaagica”.

    HARDWARE

    L’equalizzatore occupa una sola rack unity, la scatola che lo contiene è elegantemente satinata in nero e non possiede fori per la ventilazione. Il pannello frontale ha uno spessore ridotto ma questo è sufficiente ad offrire una adeguata rigidità, data la leggerezza complessiva del telaio e delle elettroniche. Tolto il coperchio superiore ci si trova di fronte alla pcb più raffinata ed ordinata che personalmente abbia mai visto (Fig. 1).

    EQ4M MASTERING EQUALIZER interno

    Tutto è disposto in maniera razionale e precisa, non ci sono cavi volanti che attraversano il telaio da una parte all’altra, ogni cosa ha il suo posto ed è chiaramente contrassegnata con apposite serigrafie, più che l’interno di un equalizzatore sembra la motherboard di un computer prodotto a Cupertino. In alto a destra si nota il piccolo ma prezioso trasformatore toroidale della italiana Talema da 7,5 Volt Ampere per ciascuna delle 2 utenze da 18V (Fig. 2).

    EQ4M MASTERING EQUALIZER interno

    Alla sua sinistra il sistema di pozzi di corrente per la stabilizzazione delle alimentazioni su tutti i componenti attivi dell’equalizzatore. Spiccano, nella sezione dei filtri, i condensatori in polipropilene marcati Wima, visibili in rosso nella foto (Fig. 3)

    EQ4M MASTERING EQUALIZER componenti

    essi sono di qualità superiore e made in Germany. Sempre nelle elettroniche dei filtri sono presenti gli altrettanto ottimi condensatori Vishay in polipropilene metallizzato. Il segnale audio attraversa questi discreti pertanto la loro caratura incide sul suono prodotto dalla macchina. Si notano inoltre durevoli relais della giapponese Nexem. Anche gli IC sono di ottima qualità, l’input output e il buffering di ogni filtro sono gestiti da operazionali That corporation come il 1246 e il 1203, si rileva la presenza anche dei Texas NE5532AP. C’ è un particolare da aggiungere nella descrizione degli operazionali: tutti, e dico proprio tutti, sono montati su appositi zoccoli che ne consentono una facilissima sostituzione. Questo permette una più che agevole manutenzione e un altrettanto semplice upgrade verso futuri componenti di migliore qualità. Il progettista non ha evidentemente resistito a non firmare questa sua piccola ma pregiata opera d’arte, le sue iniziali sono infatti visibili al centro su uno dei condensatori Wima.

    PANNELLO FRONTALE

    La colorazione è della consueta ed altamente riconoscibile tonalità Maag: blu-azzurro con serigrafie in bianco (Fig. 4).

    pannello FRONTALE

    Nonostante le dimensioni ridotte i controlli sono ergonomici e facili da individuare sebbene il numero di potenziometri sia elevato per una macchina così “sottile”: sono ben 7 per canale. I knob di questa versione da mastering sono tutti a scatti, il primo da sinistra con tappo bianco è un attenuatore con scala da 0 a -10dB. Alla sua destra c’ è un rudimentale ma efficace sistema di metering composto da soli 2 led: quello in basso, retro illuminato in verde, indica la presenza ed il corretto livello del segnale “SIGNAL”; quello in alto, in rosso, segnala un eventuale eccesso di livello “PEAK”. Seguono le 4 bande peaking colorate diversamente a seconda della frequenza relativa: in nero la “SUB”, in blu la “40Hz” in verde i “160Hz”, in rosso i “650Hz”. La quinta banda è uno schelving filter, centrato sui 2,5Khz ed è colorata in arancio. A termine della carrellata è visibile la “AIR BAND” in blu, l’unica che possiede la selezione della frequenza di taglio: 2,5Khz, 5Khz, 10Khz, 15Khz, 20Khz e 40Khz. L’azione su questo filtro può essere solo di guadagno e non di taglio, il suo gain knob relativo, con il tappo giallo, offre un estensione di intervento da 0 a +10dB. Questo ultimo circuito ha inoltre a disposizione un pulsante “IN” che inserisce o esclude la “AIR BAND” dall’equalizzatore. La descrizione del pannello si completa con i due pulsanti in nero, visibili centralmente, che escludono con un hard wire bypass tutta la circuiteria, questi sono presenziati da due led in verde che segnalano l’inserimento delle elettroniche. In alto e centralmente si trovano due micro led arancioni che avvertono il positivo funzionamento della alimentazione sui rispettivi canali. Il pannello posteriore (Fig. 5.)

    pannello posteriore

    contiene i 4 connettori xlr per l’ingresso e l’uscita dei 2 canali e la presa iec tripolare per l’alimentazione. Al centro e ben in vista campeggia orgogliosamente la dicitura “Made in USA”.

    ANALISI

    L’EQ4M esibisce caratteristiche elettriche notevoli anche se paragonato ad hardware ben più esosi. Una headroom di +29dBu, una risposta in frequenza da 10Hz a 75Khz, un rumore di fondo bassissimo inferiore ai -100dBu non pesati misurati con il mio strumento. L’impedenza di ingresso è uguale ad un altissimo valore di 48Kohm, adatta quindi a ricevere qualsiasi segnale line level, quella di uscita è invece di soli 50ohm. Entrambe le caratteristiche rendono questo equalizzatore perfettamente interfacciabile in ogni situazione di routing. La distorsione armonica introdotta è praticamente assente come visibile nello spectrogramma in figura (Fig. 6)

    EQ4M MASTERING EQUALIZER spectrogramma

    e nella fft con tono di riferimento ad 1khz (Fig. 7).

    spectrogramma

    In quest’ultima immagine è possibile apprezzare anche il basso livello complessivo e la regolarità di andamento del rumore di fondo, proprietà comune ad outboard decisamente più costose di questa. Questo è un equalizzatore in serie, l’output della prima banda è ricevuto dalla seconda che a sua volta lo invia alla terza e così via fino alla air band che riceve dunque il segnale da tutti i filtri che la precedono. Il design è attivo, ogni filtro ha il suo buffer dedicato. Nonostante quindi ben sette filtri inseriti e attivi su un singolo canale, la linearità di risposta e sorprendente, estremamente piatta e fedele all’originale (Fig. 8):

    EQ4M MASTERING EQUALIZER

     

    in blu la traccia con l’equalizzatore in bypass, in rosso quella con tutti i filtri inseriti. È importante notare che l’escursione del guadagno differisce rispetto alla attenuazione su tutti i filtri peaking e shelving: il range disponibile è da +15dB a -4,5dB. In questa versione mastering i potenziometri hanno tutti 20 scatti, 10 a sinistra e 10 a destra dunque gli interventi non avranno tutti lo stesso valore in decibel. La forma delle curve dei 5 filtri è apprezzabile in figura (Fig. 9).

    EQ4M MASTERING EQUALIZER

    I colori delle linee visibili sul grafico si riferiscono a quelli posti sul tappo dei potenziometri di ogni banda. Da notare la morbidezza e la larghezza della campana. Il filtro shelving a 2,5khz, osservabile seguendo la traccia arancio, ha un andamento enormemente aperto. Stesso discorso per il suo collega “SUB”, traccia nera, posto alla estremità opposta dello spettro, pur essendo un peaking, si comporta visivamente ed acusticamente come un bass shelf. Le quattro bande peaking e shelving hanno una campana fissa ed una frequenza di intervento prestabilita, i valori di Q sono molto larghi, ne deriva uno scostamento di fase piacevolmente contenuto anche se si utilizza la completa escursione in taglio o in amplificazione (Fig. 10).

    istogramma

    La air band è un discorso a se, la sua curva shelf è ancora più ampia, larga e aperta se paragonata all’altro filtro shelving. È chiaro intuirne l’incidenza che ha sul segnale osservando la figura (Fig. 11),

    segnale EQ4M MASTERING EQUALIZER

    la quale descrive i diversi scatti disponibili applicando il massimo della amplificazione: +10dB. Lo scostamento di fase di questa banda sarà dunque anch’esso minimale e morbido, la rilevanza è descritta in figura (Fig. 12).

    segnale EQ4M MASTERING EQUALIZER

    Per pura curiosità è possibile paragonare la forma dei 2 filtri shelving poiché per entrambi è disponibile la stessa frequenza operativa: nell’immagine (Fig. 13)

    filtri shelving a confronto, entrambi sui 2,5Khz

    si seguono in blu la curva della air band ed in arancio quella dello shelving a 2,5khz. Maag produce lo stesso equalizzatore su modulo standard API 500. Questa versione stand alone e auto alimentata differisce da quella modulare per una maggiore tensione di alimentazione su tutti gli operazionali che passa da 15V a 18V. Ne consegue una maggiore headroom: da +25dBu a +29dBu. Sulla questo modello a rack 19” è inoltre disponibile l’hard wire bypass indipendente per entrambi i canali ed un ulteriore scatto sui 15Khz per la air band.

    IN PROVA

    L’equalizzatore è facile, docile e immediato da utilizzare, la sua fruizione è adatta a qualsiasi tipo di utente, da quello meno esperto a quello più avanzato. La maggiore headroom rispetto alla versione 500 è percettibile, non ho notato alcuna problematica inserendolo in catena e percorrendo le elettroniche con densità di segnale tipiche di una mastering session. Il carattere dell’EQ4M è trasparente, si avverte la sua presenza solo quando si gira uno dei potenziometri delle 6 bande disponibili. Gli scatti di frequenza pre-impostati sono adatti ad ogni genere musicale, è semplice agire sui potenziometri per cambiare il profilo del programma audio. Proprio questo è il target primario della macchina: dare una forma specifica alla musica che tocca i suoi circuiti, tagliando e recuperando tono dove serve, con possibilità quasi infinite. Grazie alla larghezza delle sue campane è davvero agevole cambiare la percezione di un mix, ad esempio schiarirlo grazie alla “AIR BAND” e ribilanciare la parte bassa con uno dei due filtri dedicati. E’ semplice inoltre plasmare la fisionomia delle medie frequenze, cambiando dunque la zona di maggiore intensità delle stesse. Il filtro a 650hz lavora in congiunzione con lo shelving a 2,5Khz, l’azione che entrambi possono imprimere diventa un effetto che sposta la leva centrale, il fulcro di tutto lo spettro. Parallelamente il primo shelving è in stretta correlazione con il secondo e questa è una delle prerogative basilari di questo equalizzatore. La forma delle alte frequenze non dipende solo dalla “AIR BAND” ma anche dall’altro filtro: si può scolpire con morbida precisione la zona alta e altissima del segnale, guadagnando e tagliando contemporaneamente con i due circuiti destinati. I due shelving lavorano simultaneamente, l’uno pareggia l’azione dell’altro, se quello più alto innesca un eccessiva presenza delle medio alte frequenze, l’altro interviene a domare l’eccesso creato. È stupefacente che lo stesso gesto sia applicabile anche alla zona delle basse frequenze, i 2 filtri “SUB” e “40Hz” lavorano in “boost & cut” come nel più classico “Pultec Style”. Entrambi sono assistiti dal filtro sui 160Hz che può tagliare o recuperare quanto perso, entrando a tutti gli effetti nel gioco di “pressure shift” della parte bassa dello spettro. Proprio perché è facile arrivare ad utilizzare i filtri fino a “fondo corsa” sia in attenuazione che in guadagno, si tenderà verosimilmente ad arrivare ad un voltaggio del segnale sensibilmente più alto rispetto a quello non equalizzato. L’inganno psico acustico “louder=better” è dietro l’angolo quindi Maag audio fornisce la macchina di un attenuatore in grado di regolare il livello compensando l’eccessivo volume in più creato dai larghi boost eventualmente applicati. Il dimmer permette inoltre di non arrivare nella macchina successiva al Maag con un segnale troppo elevato e quindi di aggiungere o meno eventuali armoniche sui boost che abbiamo eseguito. Come visibile nella sezione “Analisi” la fase di tutti i filtri dell’EQ4M subisce una variazione di bassissima entità, questo grazie al design della circuiteria e alla larghezza della campana di intervento. Sul segnale audio ciò si traduce in una naturalezza e morbidezza di intervento tale che sembra quasi di lavorare con un equalizzatore linear phase nel dominio digitale. L’azione del Maag è dunque graduale, malleabile, duttile ed aggraziata, non comporta mai un cambiamento aggressivo, neanche se si insiste testardamente nella rotazione dei knob. A proposito di questi, c’ è da rilevare che i potenziometri non hanno la dimensione tipica dei costosi equalizzatori mastering grade, neanche la distanza tra loro è la stessa ma anche per uno come me che è abituato a lavorare con tali macchine tutti i giorni, l’utilizzo del EQ4M non risulta per nulla difficoltoso. Gli esempi audio sono un perfetto chiarimento di quanto scritto sopra. Il “Sample 1” è un delicato guadagno sulla “AIR BAND” a 40Khz assistito da un leggerissimo taglio sui 40Hz, e sui 650hz. Lo shelving a 2,5Khz aiuta l’altro a non essere troppo invasivo in medio alta frequenza. Il “Sample 2” è un boost in bassissima frequenza effettuato con il filtro “SUB”. L’azione di guadagno in bassa frequenza è regolata da un leggero taglio a 40Hz, seguono un cambio di pressione in media frequenza eseguito con una piccolissima attenuazione a 650Hz e con un lieve guadagno a 2,5khz. Le basse, ora più presenti e più avanti nella sonorità generale, sono riequilibrate da un più deciso shelving a 15Khz sulla “AIR BAND”. Il “Sample 3” è una estremizzazione di ciò che questa macchina può fare: le basse frequenze sono invertite con il massimo del guadagno su “SUB” ed il massimo della attenuazione sui 40Hz. L’operazione così incisiva ha richiesto un adeguamento dei livelli sugli alti filtri. Il “Sample 4” è il medesimo trattamento eseguito questa volta con il guadagno sui 40Hz ed il taglio su “SUB”. In questo caso la manovra sui knob delle basse non è marcata come nel precedente esempio; anche gli altri filtri eseguono una compensazione differente, in particolare quello a 160Hz che recupera parte delle medio basse inserite. Anche in questo esempio la “AIR BAND” svolge un ruolo essenziale nel recupero del bilanciamento tonale partendo a guadagnare sin dalle medio alte frequenze. Il “Sample 5” è un processo incisivo sulla banda più esoterica della macchina: 40Khz. Grazie all’aiuto dell’altro filtro shelving, si è in grado di insistere fino ad arrivare ad un guadagno di 5dB. L’ultimo esempio audio il “Sample 6” esplica la versatilità e la delicata musicalità di questo hardware: il canale left è equalizzato diversamente dal canale right per ottenere un incremento della stereofonia. Nonostante gli scatti sui potenziometri costringano un intervento non microscopico, la resa finale è piacevolmente più ampia rispetto all’originale ma esente da eccessivi squilibri tonali: testimonianza della linearità di fase e della delicatezza musicale di questo apparato.

    CONCLUSIONI

    Il Maag EQ4M brilla nel trattamento del mix bus o in una sessione di mastering. Si integra perfettamente nella catena analogica portando con se le proprie musicali caratteristiche. La semplicità ed intuitività di utilizzo sono la sua arma vincente. A questo si aggiunge anche il costo ridotto e quindi l’ottimo rapporto qualità prezzo. Un plauso a Cliff Maag, ha creato una macchina eccelsa ed a buon mercato.

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    • Century Tube Channel Strip
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    I plug-in omaggio con Apollo x6, Apollo x8, Apollo x8p, Apollo x16 e Apollo QUAD FW sono:

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  • Cablocustom.com sbarca in EU

    cablocustom custom audio cables

    Con grande soddisfazione lo staff annuncia che il servizio di personalizzazione cavi audio Cablocustom sbarca in Europa grazie alla nuova versione in inglese.

    Invitiamo tutti gli appartenenti alla nostra community a condividere il nuovo sito a tutte le persone che ritengono interessate. Collego o amici all'estero. Le spedizioni avverranno in tutta Europa, per ora.
    Fra un po' di tempo chissà... Continua a leggere

  • MILLENNIA TCL-2 recensione e analisi

    MILLENNIA TCL-2

    di Marco Vannucci

    Millennia Music & Media Systems si è da sempre contraddistinta per la creazione  di prodotti dal suono puro, elegante e dalla grande headroom. Che siano questi  equalizzatori, pre-amplificatori o compressori, le loro note distintive sono la  trasparenza, la dinamica e l’ottima qualità costruttiva. Chi acquista un prodotto Millennia sa di avere tra le mani un oggetto durevole nel tempo sia in termini di invecchiamento elettrico o meccanico sia come concetto di hardware e come stereotipo di topologia elettronica. È questo il caso del TCL-2, un compressore ottico presentato ormai anni fa che nel tempo è diventato un classico, una macchina presente e ancora in perfette condizioni operative in innumerevoli studi, da quelli più professionali a quelli amatoriali. Le sue particolari caratteristiche lo rendono un prodotto vincente per il mastering, per il missaggio o persino durante il tracking. Continua a leggere

  • Avid S1, superficie di controllo - recensione e intervista

    recensione superficie di controllo s1

    Quest oggi abbiamo deciso di chiedere a Giuliano Romagnesi, chitarrista e compositore presso il suo studio, di raccontarci la sua esperienza con una importante superficie di controllo, la S1.

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  • Buss Compressor Warm Audio, recensione e intervista

    buss-compressor recensione

    1. Presentazione:

    Innanzi tutto parla ci di te, del tuo studio e della tua esperienza:
    Max Mungari classe 76 ... Guitarist/Producer.

    Il mio lavoro è Realizzare “Vestiti Musicali” per cantautori/Cantanti/Band.
    In pratica mi arriva il provino Chitarra/Piano e voce ed io costruisco l’arrangiamento.
    Poi lo giro al cliente che da l’approvazione o eventualmente chiede qualche modifica, poi si registra la voce ed infine si passa al Mixing. Solo in ultima istanza si chiude con il Mastering. Continua a leggere

  • Promozione Bettermaker Mastering Bundle

    Il Bettermaker Mastering Bundle ti consente di realizzare la tua catena di mastering ad un prezzo super conveniente!

    Potrai avere 3 macchine completamente controllabili digitalmente e con possibilità di recal infinite, non rinunciando alla qualità e al calore analogico, in un'unica soluzione usufruendo di uno sconto unico.

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  • EQ Bettermaker, Recensione e intervista

    eq-bettermaker recensione

    Oggi abbiamo deciso di approfondire la conoscenza di una macchina davvero importante per il mondo del mastering.
    A tal proposito abbiamo chiesto a Carmelo Sofi di Fiery Water Recording Studio di raccontarci la sua esperienza con l'EQ Bettermaker di Bettermaker. Già l'avevamo interpellato per il Controller M905 di Grace Design.

    Ciao Carmelo, grazie per essere ancora con noi! Continua a leggere

  • CRANE SONG STC-8 recensione e analisi

    crane-song-stc8-compressor-mastering

    CRANE SONG STC-8

    di Marco Vannucci

    Questo compressore è la prima macchina prodotta dalla Crane Song, si tratta del primo oggetto che il progettista Dave Hill ha voluto mettere in commercio per offrire al pubblico internazionale “IL” biglietto da visita della sua azienda. Il compressore in questione è in effetti diverso da tutte gli altri hardware del genere presenti sul mercato: non è pensato per essere la replica di una macchina
    vintage tantomeno per essere un upgrade moderno della stessa, L’ STC-8 è progettato per suonare come l’STC-8, un compressore PWM con signal path e sidechain completamente analogici. L’idea inspirante è stata quella di creare il più pulito compressore di sempre che produca il minor numero di artefatti possibile, mantenendosi morbido e trasparente anche con alti livelli di gain
    reduction. La messa a punto e la taratura sono state lunghe e laboriose, a detta dello stesso Mr. Hill hanno richiesto almeno 2 anni di sperimentazione. Il  risultato è un compressore in grado di lavorare praticamente su ogni tipo di segnale con esiti di pulizia ed eleganza sbalorditivi.

    HARDWARE

    Il telaio occupa due rack unity, la foratura dei pannelli superiore e inferiore è notevole, si deduce che l’oggetto abbia bisogno di una adeguata e copiosa ventilazione. La costruzione è rigida e solida, non abbiamo a che fare con uno di quei contenitori che tendono a piegarsi o deformarsi mentre vengono daneggiati. Il pannello frontale è di cospicuo spessore, contiene agevolmente i potenziometri
    e i due led meter. Tolto il pannello superiore si rimane colpiti dalla quantità di elettroniche presenti all’interno.

    pannello superiore crane song stc-8

    Le pcb sono di grandi dimensioni, una disposta orizzontalmente e una verticalmente dietro il pannello frontale. I discreti sono ordinati e ampiamente spaziati tra loro. Guardando l’interno della macchina dall’alto, nella zona posteriore, campeggia un enorme dissipatore che corre da un lato a l’atro del telaio, sfruttando dunque l’intera larghezza disponibile. A questo sono imbullonati otto componenti che sembrano dei transistor cosparsi con pasta termica per consentirne il raffreddamento. L’ alimentazione è di tipo tradizionale, essa è fornita da un trasformatore toroidale della americana MCI da 55VA montato su un castelletto imbullonato sul lato sinistro del contenitore e quindi separato rispetto alle pcb. Nella zona vicino ai connettori xlr di input e output notiamo diversi ic di ottima qualità come gli Analog Devices SSM2142, gli Analog Devices OP275 jfet affiancati dai Texas Instruments LF356N jfet e dai Texas Instruments LF412 jfet. Da notare che tutti i trimmer presenti sulle pcb sono trattati con una sostanza, una specie di frena filetti che li tiene fermi nella loro posizione. Questo accorgimento evita che il trasporto o il montaggio, possano spostare e alterare i micrometrici settaggi e le delicate regolazioni eseguite in fabbrica; così importanti e cruciali per una macchina dalla
    ingegnerizzazione rimarcatamente e senza dubbio più avanzata della media. Da segnalare inoltre i potenziometri Gray Hill a 40 micro-scatti di questa versione “M” dedicata al mastering e i durevoli switch NKK utilizzati al centro del  pannello.

    PANNELLO FRONTALE

    I colori della facciata sono quelli standard di tutte le macchine Crane Song, alluminio spazzolato con potenziometri verde acqua e caratteristica illuminazione verde del bulbo che segnala l’accensione.

    facciata pannello frontale stc 8

    Sulla destra inoltre, come da tradizione per questa casa costruttrice, campeggia la firma del progettista Dave Hill. I due canali hanno identici controlli, sia come tipologia che come numero. questi sono divisi a destra e a sinistra dagli interruttori della sezione centrale dedicati all’ hard wire bypass, al link del
    sidechain e alla selezione della modalità “KI” e “HARA”. Per ciascun canale troviamo quindi 2 threshold, una dedicata al limiter nella parte superiore e denominata “PK THRESHOLD” e l’altra dedicata al compressore, serigrafata semplicemente come “THRESHOLD” nella zona inferiore del pannello. Proseguendo con lo sguardo verso sinistra i successivi controlli, sempre situati nella parte bassa del pannello, sono infatti riferiti al compressore: si tratta delle consuete regolazioni “ATTACK” e “RELEASE” ma è notevole l’assenza di valori temporali specifici espressa in millisecondi. Al posto di questi ci sono degli anonimi scatti numerici da 1 a 9 con ulteriore riga specifica sulla sinistra e sulla destra, rispettivamente “FAST” e “SLOW”. Termina la carrellata il potenziometro “SHAPE” che si riferisce al knee, l’andamento della curva di compressione, il knob parte dal valore “GENTLE” tutto a sinistra, prosegue da “1” a “9” per finire con “STEEP” se girato tutto a destra. Nella parte alta della facciata troviamo un potenziometro denominato “PRESET” circondato da una abbondante segnaletica. Questa manopola ci consente di cambiare le diverse modalità operative della macchina, 16 per la precisione. A prima vista potrebbe sembrare una organizzazione un pò caotica ma se si legge il manuale o si è abituati ad
    usare gli hardware Crane Song, si entra subito in sintonia con questo controllo. Seguono sulla sinistra il knob “Meter” con il quale si sceglie cosa visualizzare sul led meter sovrastante e la manopola del “GAIN”, il gain make up con valori da “0” a “10”.

    Il pannello posteriore stc-8 crane songIl pannello posteriore contiene i 4 connettori xlr di ingresso e uscita denominati “channel 1” e “channel 2” rispettivamente relativi alla zona sinistra e alla zona destra del pannello e l’input output del sidechain bilanciato ma su connettore DB-15.

    ANALISI

    Questa macchina sfrutta la tecnologia PWM per applicare la gain reduction al segnale in ingresso. In breve l’STC-8 accende e spegne il passaggio della tensione come se fosse un velocissimo interruttore per controllare quindi l’ampiezza del voltaggio in uscita.
    Imaginate una stroboscopica che illumina una stanza: se la luce si accende e si spegne con intervalli temporali lunghi, nella stanza sarà quasi buio; se il rateo di accensione e spegnimento diventa più breve vedremo la stanza illuminarsi sempre di più fino a quasi non riconoscere il fluttuare della luce. Quando la frequenza tra acceso e spento sarà nell’ordine dei nano-secondi, non noteremo più nessuna vibrazione, per i nostri occhi la luce sarà semplicemente accesa. Per offrire con precisione un controllo di dinamica applicando questo stesso principio sul segnale audio, è pertanto basilare avere una frequenza di lavoro molto alta. Sfortunatamente fino a poco tempo fa era impossibile trovare componenti in grado di “girare” a tali velocità senza alzare notevolmente i costi di produzione e vendita. Oggi invece, un tale tipo di circuito è realizzabile con costi abbordabili sebbene si decida di utilizzare componenti in grado di effettuare lo switching on/off nell’ ordine di 1 nano-secondo o meno e perciò in grado di lavorare a frequenze di accensione e spegnimeto superiori ad 1Ghz. Qualcuno potrebbe pensare che questo modo di comprimere sia “digitale”
    o che comporti per forza l’utilizzo di qualcosa pilotato da un dsp: niente di più falso! La PWM compression può operare in dominio completamente analogico. Nel caso specifico di questo Crane Song, anche il segnale sidechain è del tutto analogico: da ciò che ho intuito si tratta di un vero e proprio synth integrato nel circuito che genera delle forme d’onda a diverse frequenze a seconda del
    livello del segnale audio in ingresso. Le frequenze pilotano il rateo dello switching on/off : maggiore il livello del segnale in ingresso, minore la frequenza generata dal synth e quindi maggiore l’intervallo di tempo tra accensione e spegnimento e pertanto minore sarà infine l’ampiezza del segnale in uscita dal compressore. A questo punto immaginerete che i compressori PWM siano rari o difficili da trovare ma non è così, ci sono altre case che costruiscono tali macchine in commercio, alcune delle quali sono uno standard in diverse situazioni di recording o mixing; probabilmente ne avrete già utilizzata una o avete usato la sua emulazione come plug in. È inoltre importante sottolineare che il flusso di segnale da input ad output può essere estremamente minimale se si utilizza la tecnologia PWM, infatti la circuiteria dell’STC-8 è completamente in classe A. I valori di noise floor, THD+N e crosstalk sono dunque estremamente contenuti, anche la risposta in frequenza è notevole, da 5Hz a 55Khz. La versatilità della compressione PWM è davvero vasta, i tempi di attacco variano da 0.4 millisecondi a 100 millisecondi per il compressore mentre scendono a 1
    microsecondo per il limiter. L’escursione sulle release è altrettanto ampia, da 50 millisecondi a 20 secondi per il compressore e fissa a circa 60 millisecondi per il limiter. Ci troviamo infatti di fronte ad una macchina con doppia funzionalità di compressione e limiting: il primo stadio di controllo della dinamica è posto prima del gain make up, il secondo dopo di questo. E’ importante segnalare che non ci sono due oggetti che operano sulla dinamica, il controllo avviene sempre nello stesso modo, ciò che cambia è il segnale sidechain di diverso tipo per il compressore o per il limiter. Le funzionalità di questo oggetto non sono ancora finite, ci sono infatti quattro macro modalità di lavoro che cambiano differenti tipologie di attacco e release automatici denominate “A-MOD”, “AUTO REL” , “A-MOD MAN REL” e “VAR” con al loro interno altri 4 modi operativi che seguono dei preset “A”,”B”,”C” e “V” per un totale di 16 combinazioni. Le impostazioni “A”,”B” e”C” sono costanti temporali e di knee ottimizzate rispettivamente per il
    trattamento della voce, del basso e del programma musicale complesso. Si può avere un idea osservando la tabella in figura.

    preset stc-8 crane song
    Il preset “V” lascia queste variabili modificabili dall’utente a seconda della macro modalità operativa impostata. Il modo “A-MOD” è un attacco automatico che si regola in base a ciò che fuoriesce dal compressore impostato con un attacco lento e innesca il limiter per intercettare il transiente in eccesso. Quando ciò avviene i tempi di attacco del compressore vengono automaticamente accelerati con il fine di controllare il breve cambio di tensione e domarlo con parametri di intervento più veloci. Si può avere un idea dell’intervento osservando le curve in figura dove è apprezzabile la naturalezza di intervento ed il “rispetto” per il transiente
    originale.

    curve stc-8In “AUTO REL” l’azione automatica avviene sulla release, a seconda dell’ampiezza e della lunghezza del transiente il rilascio viene regolato di conseguenza: il target è quello di evitare eccessivi rientri di segnale dopo un cospicuo intervento di gain reduction.
    Queste due regolazioni automatiche sono combinate in modo da essere attive entrambe o solo una lasciando sempre disponibile la sotto-regolazione “V” che attiva i parametri modificabili dall’utente. Sul potenziometro preset, partendo dalle ore 6 e seguendo il senso orario troveremo quindi: attacco e release automatici sui 4 preset “A”, “B”, “C” e “V”; alle ore 9 solo release automatica sui 4
    preset “A”, “B”, “C” e “V”; alle ore 12 solo attacco automatico sui 4 preset “A”, “B”, “C” e “V”; alle ore 3 attacco e release standard sui 4 preset “A”, “B”, “C” e “V”. L’ azione sui knob del STC-8 è quindi cruciale per regolare con precisione tutta questa disponibilità di variabili, ed i validi Gray Hill svolgono egregiamente la loro funzione, in questa versione mastering sono completamente richiamabili. Se l’interruttore “STEREO LINK” è posizionato su “ON”, i controlli attivi saranno solo quelli sul lato sinistro della macchina. Ovviamente anche il sidechain sarà condiviso dai 2 canali. Se si utilizza un equalizzatore esterno per il sidechain si dovrà disporre di due equalizzatori dai canali ben abbinati tra loro, per la particolare struttura del sidechain non sarà possibile utilizzare un solo eq che piloti contemporaneamente entrambi i canali. C’è da dire inoltre che un eventuale sidechain esterno influenzerà solo il compressore e non il limiter. La visualizzazione sul led meter offre diversi dati utili da poter tenere sotto controllo: l’azione del limiter è controllabile da un unico led verde, posto come penultimo sulla destra del pannello nero. Segue un altro led rosso che indica una eventuale saturazione dello stadio di uscita. In modalità “OUT” il led meter emula un VU meter con lo 0VU fissato a +4dBm ed indica il quantitativo di livello in output, post gain make up. In “PK” viene mostrata quanta headroom si ha a disposizione prima della saturazione dell’apparecchio. In “GR” viene mostrato il classico livello di gain reduction. Piccola nota: sebbene in link mode, entrambi i meter resteranno indipendenti sui due canali mentre il lavoro del limiter verrà illustrato solo sul canale di sinistra.
    In ultimo ma non meno importante c’è la funzione “KI” e “HARA”. In modalità “HARA” il compressore tende a rimanere il più pulito possibile, cercando di seguire il target per il quale è stato costruito. In “KI” la macchina colora il segnale introducendo distorsione armonica, soprattutto seconda armonica. Questo tipo di sound è ottenuto modificando la risposta in frequenza ed il segnale sidechain della macchina, il suo comportamento non è fisso ma è correlato ai parametri quali attacco release e shape. È possibile alterare il modo “KI” rendendo la modifica attiva solo sul sidechain, lasciando quindi la risposta in frequenza in uscita completamente inalterata. La procedura è descritta nel manuale e non occorrono particolari doti tecniche per eseguirla. In figura

    spettrogramma di una sweep - crane song stc-8
    è possibile osservare lo spettrogramma di una sweep che produce circa 6dB di gain reduction in modalità “HARA” , nell’altra

    spettrogramma modalità "KI"
    in modalità “KI”.

    La stessa differenza è riscontrabile guardando la fft di una sinusoide a 1khz che innesca il compressore producendo una attenuazione di circa 6dB: in figura

     fft di una sinusoide a 1khz crane song stc-8 in modalità “HARA” e

     fft di una sinusoide a 1khz crane song stc-8 in modalità “KI”. In particolare in questa risoluzione si nota un aumento delle armoniche pari.

    IN PROVA

    Questo è uno dei pochi compressori che merita davvero l’appellativo  Mastering”. Dico sinceramente che lo terrei volentieri in studio tra le altre macchine analogiche perché si tratta davvero di qualcosa di estremamente qualitativo e poco convenzionale.
    Grazie alla sua pulizia è possibile intervenire solo sulla dinamica senza  aggiungere eccessiva distorsione armonica o di fase al suono che si sta lavorando. La sua versatilità è immensa, non c’è un solo modo per farlo funzionare, riesce sempre a donare qualcosa in più al brano da trattare. Il Crane Song è una macchina facile da usare, si raggiunge subito un’ottimo risultato. Come accennavo sopra ,sullo stesso brano non è solo una la modalità migliore, non si ha una sola scelta di parametri, neanche due: su questa macchina sono
    disponibili almeno una decina di settaggi ottimamente funzionanti su ogni brano, alcuni più caratterizzanti, altri più trasparenti, la sua adattabilità è tale da rendere una scelta tecnica o artistica il trattamento dinamico che volete imprimere sulla song. Pochi sono gli outboards che possono fregiarsi di questa caratteristica, ci sono macchine che funzionano bene sul master bus ma hanno quasi sempre uno o due settaggi dove rendono al meglio e spesso non si adattano a tutti i generi e a tutte le tipologie di mix. Non è il caso dello STC-8! Agendo sui parametri e sapendo cosa si va a cercare sarà possibile trovare molteplici soluzioni, anche all’interno della stessa sessione, tutte ottime come risultante sonora. La modalità con colorazione armonica aggiunta “KI” potrebbe sembrare
    incisiva al primo approccio ma adeguando i settaggi di attack, release e knee con sapienza, può risultare stupefacente e regalare quella tipica timbrica “vintage” ed eufonica ad un oggetto che di “old school” ha poco o niente. È davvero difficile mettere in difficoltà l’ STC-8, su qualsiasi modalità operativa si riesce a trovare la soluzione per un buon suono. Anche se messo in crisi la risposta è sempre morbida, musicale, aderente alle dinamiche più altalenanti e difficili da domare. I controlli sono facilmente azionabili grazie ai micro click della versione mastering. Lo shape è realmente il “cambia forma” di questo compressore, incredibile la sua doppia personalità, morbida e gentile o ripida e veloce. Sono arrivato a lavorare su 6, 7 o addirittura 8 dB di gain reduction sul
    meter, impensabile per un programma stereo, impossibile per una sessione di mastering; questo solo grazie alla plasmabilità del suo intervento, alla sua azione cristallina quando necessario, alla sua adattabilità ad ogni tipo di segnale. Si capisce perché il progettista ha deciso di inserire il “KI” mode! In modalità “HARA” il compressore è oltremodo pulito, non è possibile accorgersi di artefatti o saturazione al punto che a volte, viene voglia proprio di cercare caratteristiche meno lineari. Adeguando i settaggi, anche in “KI” la versatilità di questo compressore resta, bisogna solo trovare la combinazione di parametri per farlo lavorare al meglio ed è facile farlo, la sensibilità dei setting lo permette agilmente. Personalmente ho iniziato ad utilizzarlo in modo completamente manuale e già qui mi sono trovato di fronte un compressore nuovo anche agendo solo sui parametri convenzionali. Nel “Sample 1” e nel “Sample 2” si può ascoltare come si comporta questo compressore con una impostazione prettamente orientata al mastering: modalità tutta variabile, attacco lento,
    release veloce, shape tutto girato su “GENTLE”, link on e circa 1dB di schiacciamento prodotto sul meter. Il primo esempio è in “HARA”, il secondo in “KI”. Nel “Sample 3” le impostazioni sono le stesse del “Sample 1” fatta eccezione per l’attacco impostato su “2” e la gain reduction di 5/6dB seguita da un recupero 5,5dB di gain make up. Anche le due modalità automatiche sono integrabili in
    una sessione di mastering. Sebbene la “AUTO REL” sia piuttosto lenta nella risposta è immaginabile di usarla su un mix bus o in mastering facendo in modo di operare con pochissima attenuazione, “dimmerando” il parametro “SHAPE” di conseguenza. Anche in questa configurazione si avrà comunque tra le mani una ampia color palette di risultati. La stessa impostazione potrebbe risultare
    perfetta nel tracking di una voce o nella compressione di un singolo strumento o di una room. Grazie ad “A-MOD” ed al suo lavoro sinergico con il limiter riusciamo ad ottenere una compressione realmente trasparente, è difficile percepire lo schiacciamento dinamico. Nel contempo non si rischia di mandare in over il convertitore grazie alla veloce e breve azione del limiter. Negli esempi
    “Sample 4”, ”Sample 5”, “Sample 6”, “Sample 7”, e ”Sample 8” c’è un piccolo studio su questa ultima modalità nei diversi preset “A”, “B”, e “C”, tutti registrati in “KI” e con diversi livelli crescenti di riduzione dinamica. Si parte dai 3/4dB dei primi due esempi per finire progressivamente agli 8dB dell’ultimo di questo elenco. Scegliendo di utilizzare l’attacco automatico e la release completamente manuale si può ancora più affinare l’eleganza del risultato in output. Il “Sample 9” è un tentativo estremo per capire dove questo compressore riesce ad arrivare, cercando la massima gain reduction ottenibile con la migliore trasparenza dinamica riscontrabile.

    CONCLUSIONI

    Lo STC-8 è un compressore che ho lasciato andar via malvolentieri dal mio studio, è un hardware davvero poliedrico. Dalla mia esperienza sono queste le caratteristiche che rendono un compressore adatto a qualsiasi lavoro di mastering. La sua valenza è tale che la stessa macchina può tranquillamente eccellere in mix o in tracking. Ci si trova in somma di fronte ad un oggetto che funziona e basta, in qualsiasi situazione professionale lo si voglia inserire, davvero ben fatto, un plauso a Dave Hill.

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